l'atrio dell'Acquario Romano

Attentamente studiato da Bernich sia nella fase progettuale che in quella esecutiva, l’apparato decorativo dell’Acquario, che trova la sua migliore espressione nella grande sala centrale, si pone in stretta relazione con l’esterno dell’edificio, sottolineando in forma quasi enfatica il passaggio dalla forma esterna, involucro severo e monumentale, allo spazio aperto e luminoso dell’interno. L’atrio costituisce un momento di mediazione e di passaggio; e ha il compito di introdurre alla spettacolarità della sala centrale.

Il Monumento al Re Vittorio Emanuele, secondo il progetto di Sacconi del 1884, pittura murale nell'atrio

Nell’ambiente si ha già modo di cogliere alcune delle caratteristiche della decorazione definita “alla pompeiana” ma in realtà eclettica e a volte ridondante combinazione di vari ornati classici. Stupisce inoltre una certa disomogeneità di invenzione ed esecuzione, ad esempio tra le pareti e il soffitto assai più ricco e raffinato, disomogeneità che pure caratterizza, forse per mancanza di fondi e fretta nell’esecuzione del lavoro, altri ambienti decorati dell’edificio. Le statue nelle nicchie 50fl) rifacimenti in gesso dipinto con porporina ispirate a modelli antichi.

Veduta dell'atrioParticolarmente interessanti le pitture poste simmetricamente sulle pareti laterali, sopra le porte di accesso al corridoio anulare. Quella di destra, cui si è precedentemente accennato, raffigura l’esterno dell’Acquario; quella di sinistra riproduce la mole del Monumento a Vittorio Emanuele II secondo il progetto di Giuseppe Sacconi, vincitore del Secondo Concorso Internazionale bandito nel 1882. Nell’affiancare i due monumenti della terza Roma Bernich sottolinea il rapporto di continuità rappresentativa tra la creazione del suo amico Giuseppe Sacconi e la sua stessa costruzione: a sinistra il monumento rappresentativo dell’Unità Nazionale, ambiziosa sintesi dei contenuti storico ideologici del Risorgimento; a destra uno dei nuovi edifici della capitale, espressione delle esigenze di qualificazione scientifica ed urbana della moderna città. Nella compiaciuta autocelebrazione della sua opera, con la trovata dell’immagine che ripropone all’interno lo stesso edificio in cui è contenuta, Bernich sottolinea la portata nazionale della sua creazione come espressione imperitura della grandezza della terza Roma. La raffigurazione del Monumento al re Vittorio Emanuele riveste una notevole importanza documentaria, in quanto com’è noto numerose modifiche intervennero dopo la vincita del concorso nella lunga realizzazione del Sacconi.

 

i testi e le immagini sono tratte dal sito web del Comune di Roma

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