l'esterno dell'Acquario Romano

Il disegno dell’architettura di Ettore Bernich si percepisce in tutto il suo aspetto monumentale all esterno, dia dove è possibile individuare chiaramente le diverse parti che compongono l’edificio: un corpo cilindrico a base ellittica combinato con un avancorpo di ingresso con arco a nicchione. L’accesso è consentito dalle due rampe di scale simmetriche del podio antistante l’avancorpo. La combinazione di questi elementi denuncia l’ispirazione a diverse tipologie dell’architettura classica ed in particolare a quella dell’anfiteatro per il corpo cilindrico e dell’arco trionfale e del ninfeo per l’avancorpo.

Esterno dell'Aquario e del giardino nella pittura dell'atrio

Bernich, architetto con una profonda conoscenza delle testimonianze archeologiche classiche ed in particolare romane, da tempo impegnato nella realizzazione di numerose costruzioni della nuova capitale, offre nell’Acquario il suo personale contributo eclettico “in stile romano”, per la definizione nella Roma moderna e unitaria diuna nuova tipologia di edificio, monumento pubblico dedicato alla conoscenza, allo svago, alla ricreazione. Numerosi i riferimenti e le dirette citazioni dai monumenti del passato, tra cui il Tempio della Sibilla a Tivoli, ed il Pantheon. Il corpo cilindrico è caratterizzato da un aspetto severo amplificato dalla scansione verticale di un doppio ordine di semicolonne con capitello dorico e paraste corinzie che cadenzano lungo il perimetro le aperture delle finestre. L’effetto monumentale è sottolineato dalla rilevanza degli aggetti e dall’uso del bugnato rustico. L’avancorpo presenta una ricchissima decorazione tutta ispirata a temi acquatici. Ai lati del nicchione centrale sono poste due edicole ornate con sculture in stucco trattato a finto bronzo, raffiguranti La Pesca a destra e La Navigazione a sinistra. Al medesimo soggetto della Pesca si ispirano i due tondi a rilievo che sormontano le edicole, inquadrati da due cariatidi. Il fregio della cornice di coronamento con il motivo dei due delfini con il tridente ripete lo stesso motivo decorativo del fregio delle terme di Agrippa al Pantheon, rinvenuto nel 1882. A coronamento dell’attico è posto un gruppo realizzato in malta raffigurante il carro di Venere trainato da un tritone e una nereide. Parti consistenti di queste sculture del coronamento, a carattere eminentemente decorativo, sono andate perdute nel tempo a causa della povertà del materiale e della approssimazione della tecnica di realizzazione; il recente restauro ha restituito in parte la leggibilità dell’insieme. La finitura superficiale dell’esterno dell’edificio è ad intonaco dipinto a finto travertino, con alcune parti della zoccolatura, del podio e della balaustra in travertino; il colore contribuisce all’aspetto severo e monumentale dell’edificio che si richiama anche in questo ai modelli dell’architettura romana.

 

i testi e le immagini sono tratte dal sito web del Comune di Roma

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