il restauro dell'Acquario Romano

Al momento dello sgombero dell’edificio l’apparato decorativo era occultato da più strati di tinte dovute a diverse manutenzioni effettuate nei vari cambiamenti d’uso. Una serie di indagini preliminari hanno permesso di individuare l’andamento delle decorazioni e di valutarne in linea generale le possibilità di recupero, tenuto conto che lo stato di abbandono in cui si trovava l’Acquario aveva del tutto compromesso le pitture di alcuni ambienti, come ad esempio quelle del secondo corridoio anulare e danneggiato in modo rilevante altre parti di decorazione come nel caso del soffitto del ballatoio della sala, crollato in più punti. Numerose le infiltrazioni dì umidità su soffitti e pareti dovute sia al pessimo stato delle coperture, sia ad impianti idrici fatiscenti. Le trasformazioni della struttura architettonica durante le diverse destinazioni dell’edificio, con la realizzazione di tramezzi e tamponature, non hanno) causato danni di grossa entità tranne che nella sala centrale dove probabilmente le attrezzature del teatro e del circo hanno provocato pesanti manomissioni del pavimento a mosaico, che presentava vaste zone lacunose con rattoppi a cemento.Dalle indagini effettuate è stato possibile rintracciare almeno quattro diversi interventi sovrapposti allo strato pittorico originale che testimoniano fasi successive di manutenzione: la prima di semplice ripresa degli ornati già esistenti con un ravvivamento dei colori e delle dorature, probabilmente di poco posteriore alla costruzione dell’edificio e dovuta al degrado in cui si trovavano parte delle pitture, anche a causa dell’umidità, già dagli anni ‘90. La seconda fase corrisponde ad una nuova decorazione molto semplice con una tinta di fondo grigio-azzurra e fasce e ornati con disegno assai schematico e può datarsi intorno al 1917 dalla data che si legge in un punto nascosto del cornicione, accanto alla firma del decoratore. La terza fase, probabilmente risalente alla fine degli anni ‘30, di tinteggiatura uniforme in colore grigio, coincide con l’uso a magazzino. Strati successivi riproponevano la stessa coloritura con minime variazioni di tono.

Ritratti di E. Bernich di S. Silvestri e del pittore G. Toeschi

L’intervento di restauro ha previsto il recupero dell’intero apparato decorativo, tenuto conto che l’obiettivo finale era quello di restituire nei limiti del possibile l’immagine originaria dell’edificio, in questo senso è chiaro che il metodo seguito nell’intervento è stato individuato non solo in relazione alla valutazione del singolo elemento decorativo, ma anche secondo parametri più generali di coerenza tra decorazione e struttura architettonica. Si è trattato in sostanza di trovare un punto di mediazione, corretto metodologicamente e soddisfacente nei risultati, tra un restauro di tipo archeologico condotto nel rigoroso rispetto dell’esistente ed un intervento di vero e proprio ripristino con ampi rifacimenti. È chiaro che dato il carattere reiterativo degli ornati e in considerazione di quella coerenza tra spazio architettonico e apparato) decorativo di cui si è detto precedentemente le parti andate perdute sono state riproposte, secondo accorgimenti che le rendano in qualche modo riconoscibili, per restituire continuità al tessuto decorativo. Nel tentativo di una restituzione il più possibile fedele alla primitiva fisionomia dell’edificio non si poteva prescindere dal considerare che, oltre al naturale invecchiamento dei materiali e alle alterazioni subite nel tempo dall apparato decorativo per gli usi impropri e il conseguente degrado dell’edificio, esisteva anche all’origine una certa discontinuità di esecuzione, con parti estremamente raffinate, come tipo di materiali e disegno, ed altre assi più affrettate. Si è dovuto inoltre tener conto anche dell’inserimento di parti di recente realizzazione (vano ascensore e corpo scala secondaria) che andavano in qualche modo raccordate alla decorazione esistente.

 

i testi e le immagini sono tratte dal sito web del Comune di Roma

la Casa dell'Architettura

 

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