la sala centrale dell'Acquario Romano

Godibile in tutta la sua interezza in un solo colpo d’occhio, non appena vi si accede, la sala centrale è caratterizzata da una particolare ricchezza decorativa, un prezioso rivestimento destinato ad esaltare le qualità formali dell’architettura e a secondare gli aspetti scenografici dello spazio ellittico.

Particolare della salaLa sala è scandita da un doppio ordine di colonne corinzie in ghisa che sostengono la galleria superiore e il soffitto. A questo corrisponde lungo i muri perimetrali un doppio ordine corinzio di semi-colonne e paraste. Il tutto costituisce una sorta di intelaiatura visiva che racchiudeva a piano terra lo spazio degli acquari, oggi murati, chiusi dalle vetrine; a livello della prima galleria, le aperture con gli affacci continui sulla sala e nella galleria superiore i vani porta che mettono in comunicazione il corridoio anulare con il ballatoio. Si tratta di un gioco continuo accentuato dagli effetti di luce, fatto di rimandi dallo spazio centrale a duello dei corridoi anulari, allo spazio definito e quasi illusorio delle vetrine con i pesci. Gli acquari, piccoli rispetto all’effetto di sovradimensionamento dell’ambiente, erano in realtà dei vasconi in muratura, delimitati da una vetrina nell’apertura della sala centrale e costruiti nello spazio retrostante del corridoio anulare. Decorati da rocce in modo da fingere la cavità di una grotta prendevano) luce direttamente dalle finestre dello stesso corridoio. Questo era concepito come un ambiente di servizio che girava attorno alla sala, praticabile grazie ad un soppalco in legno al quale si accedeva per l’alimentazione e la cura dei pesci delle vasche.

La piacevolezza, dunque, è una delle caratteristiche principali dell’interno, dove lo spettatore viene conquistato dallo scintillio dei colori e delle luci e affascinato dalla spettacolarità dell’insieme e dalla profusione delle decorazioni.Nella accorta regia dell’apparato decorativo Bernich prevede inoltre degli spazi precisi destinati alla decorazione pittorica: le specchiature posta sopra le vasche dipinte dal giovane pittore Silvestro Silvestri, ancora visibili in gran parte, e la volta della sala, purtroppo perduta, dove si snodavano le pitture a tempera del più maturo Giuseppe Toeschi. Elemento fortemente caratterizzante dello spazio della sala è il grande lucernario centrale, il cui aspetto è oggi in parte modificato rispetto all’assetto primitivo quale ci appare dall’unica immagine, ancora una fotoincisione, che raffigura la sala centrale dell’Acquario al momento dell’inaugurazione.

La pesca, particolare del dipinto della volta di G. Toeschi ("Il Cicerone", 29 maggio 1887)

Originariamente infatti la copertura della sala era costituita da una controsoffittatura semivoltata, dipinta come si è detto dal Toeschi, che si raccordava all’apertura del lucernario seguendo un andamento ellittico. Probabilmente nel corso degli anni ‘30 a causa delle infiltrazioni d’acqua fu sostituita con l’attuale controsoffittatura piatta che segue secondo una apertura più larga il profilo dodecagonale della struttura del lucernario) e purtroppo compromette in parte una corretta lettura dell’originale ideazione di Bernich. Le pitture del Toeschi, note solo dalle descrizioni dell’epoca, erano ispirate come il resto) della decorazione a temi mitologici classici riferiti al tema dell’acqua. Una serie di singole scene - il trionfo) di Anfitrite e Nettuno, Galatea e Polifemo, Nettuno che placa la tempesta, Circe in attesa delle navi di Ulisse sbattute dalla tempesta - si snodavano sulla volta raccordate tra loro da figure allusive all’attività dell’uomo nel mare. Il linguaggio prescelto per la decorazione evita complicate allegorie e coerentemente al clima di “rievocazione immaginosa e popolare” in cui Bernich colloca i richiami all’architettura antica, adotta una illustrazione vivace e facilmente accessibile delle mitologie pagane allusive alle funzioni dell’edificio.

Silvestro Silvestri, pittura murale all'interno della sala

Se la volta costituiva il punto clou della decorazione alle pitture del giovane pittore spoletino Silvestro Silvestri poste sopra le vetrine spettava il difficile compito di raccorciare gli effetti di luce degli acquari con la policromia e gli effetti di luce della sala. Silvestri mostra di saper risolvere brillantemente il problema decorativo, sfruttando, anche probabilmente per i tempi ristretti di esecuzione, un unico schema compositivo con un taglio orizzontale di separazione tra il fondo oro e il paesaggio acquatico, che si ripete in tutti i riquadri. Grazie alla sua cultura anche in campo archeologico, Silvestri può attingere ad un repertorio figurativo che gli permette di dare forma alle sue libere invenzioni, gradevoli scene, assolutamente in tono con il luogo e le sue funzioni ricreative, in cui figure di bimbi assessuati, eroti, o anche fauni, ninfe o baccanti giocano maliziosamente, si rincorrono, interpreti di momenti che sembrano insieme di ingenuo idillio e di licenzioso ammiccamento. Insegnante presso il Museo Artistico Industriale dove pure aveva studiato, Silvestri fa riferimento) a lavori decorativi contemporanei, come le pitture per la cupola del Teatro dell’Opera realizzate da Annibale Brugnoli pochi anni prima. Le soluzioni figurative da lui adottate tuttavia sembrano uscire dai limiti della semplice pittura decorativa e far riferimento con un portato di qualità e una certa originalità a quanto viene elaborato in campo artistico romano) dai pittori del gruppo In Arte libertas, frequentato dal Silvestri grazie all’amicizia con il pittore Giuseppe Cellini, artefice in questo stesso periodo delle decorazioni della Galleria Sciarra. 

Silvestro Silvestri, pittura murale all'interno della sala

Le pitture sono state recuperate durante il recente restauro, che le ha liberate da più strati di ridipinture che nascondevano peraltro tutta la decorazione dell’edificio. Il terzo e il settimo riquadro a partire da sinistra entrando risultano ridipinti in epoca posteriore, altre due pitture sono mancanti, mentre per quelle vicino all’uscita laterale destra il recupero è stato in parte più difficile per la pittura con la scritta “Uscita” che le aveva ricoperte durante il periodo di utilizzazione dell’edificio a sala di spettacolo.

Silvestro Silvestri, pittura murale all'interno della sala

Anche il resto della decorazione è tutta ispirata ad ornati classici con chiari riferimenti iconografici al tema dell’acqua. Gli attributi tradizionali di Nettuno, delfino, tridente e conchiglia si ripetono) continuamente e fantasiosamente reinventati in diverse variazioni sul tema. L’uso della policromia accentua l’effetto complessivo di vivacità, con il ricorso oltre che all’oro anche all’azzurro come fondo di alcuni capitelli e delle fasce che corrono sotto il cornicione a dentelli del primo e secondo ordine.

Esemplificativo della minuziosità e raffinatezza degli intenti decorativi è il palco reale con le mensole a forma di rostro di nave, il fregio con delfini che corre sotto il ballatoio e i capitelli dorici con altro Particolare del palco in legnomotivo di delfini e conchiglie sul collarino, in un accordo policromo dai toni dell’oro, dell’argento e dell’acciaio. All’arricchimento della sala contribuisce il pavimento a mosaico il cui disegno, tramite anche l’uso cli tecniche diverse, sottolineava l’andamento ellittico) della sala e ripropo)neva al centro) in piano lo) stesso) disegno della struttura del lucernario. Una serie di a rred i, da i tendaggi del palco, a i corrimano) di pelo)uche delle ringhiere, alle tende di satin alle finestre completa-vano originariamente la decorazione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

i testi e le immagini sono tratte dal sito web del Comune di Roma

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